Venerdì, 21 Dicembre 2018 13:26

200 anni fa nasceva Karl Marx

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Anche noi vogliamo ricordare questo personaggio straordinario che non cessa di essere studiato, citato e dibattuto. Lo faremo riportando dapprima il giudizio di un contemporaneo che coglieva gli aspetti affascinanti della personalità del Marx giovane, ventiquattrenne, già impegnato nella stesura delle prime prime clamorose pubblicazioni. In seguito riportiamo il brano indimenticabile della prefazione del 1859 a Per la critica dell’economia politica, in cui Marx espone con grande efficacia i tratti salienti della concezione materialistica della storia. Con questo semplice omaggio vogliamo riaffermare la concreta, indiscutibile attualità del pensiero di Marx e ribadire per i lettori la linea editoriale di questa rivista. Che il 2019 serva a riprendere e sviluppare il filo delle concezioni di Marx, consentendoci di rendere ancora più chiare le contraddizioni reali in cui si muove tutt’ora il modo di produzione capitalistico.

L'elogio

Così scrive Moses Hess, il noto filosofo e attivista politico ebreo, in una lettera a un amico del 1842, allorché fu colpito e affascinato dalla personalità filosofica del giovane Marx:
"Puoi prepararti a conoscere il più grande, forse l’unico autentico filosofo oggi vivente, il quale, dove apparirà in pubblico (tramite i suoi scritti o anche dalla cattedra), attirerà su di sé gli occhi di tutta la Germania. Sia per la sua tendenza sia per la sua cultura filosofica egli non solo supera Strauss, ma va anche al di là di Feuerbach (…). Il dottor Marx, così si chiama il mio idolo, è un uomo ancora molto giovane (ha circa 24 anni) che darà il colpo di grazia alla religione e alla politica medievale; egli unisce alla più profonda serietà filosofica uno spirito tra i più pungenti; immaginati Rousseau, Holbach, Lessing, Heine e Hegel riuniti assieme in una sola persona; dico riuniti, non gettati insieme alla rinfusa, e avrai il dottor Marx."


Dalla “Prefazione” a Per la critica dell’economia politica, 1859
Nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L’insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza. A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè i rapporti di proprietà (che ne sono soltanto l’espressione giuridica) dentro i quali tali forze per l’innanzi s’erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene E allora subentra un’epoca di rivoluzione sociale. Con il cambiamento della base economica si sconvolge più o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura. Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo. Come non si può giudicare un uomo dall’idea che egli ha di se stesso, così non si può giudicare una simile epoca di sconvolgimento dalla coscienza che essa ha di se stessa; occorre invece spiegare questa coscienza con le contraddizione della vita materiale, con il conflitto esistente fra le forze produttive della società e i rapporti di produzione. Una formazione sociale non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive cui può dare corso; nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza. Ecco perché l’umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perché, a considerare le cose dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione. A grandi linee, i modi di produzione asiatico, antico, feudale e borghese moderno possono essere designati come epoche che marcano il progresso della formazione economica della società. I rapporti di produzione borghese sono l’ultima forma antagonistica del processo di produzione sociale; antagonistica non nel senso di un antagonismo individuale, ma di un antagonismo che sorga dalle condizioni di vita sociali degli individui. Ma le forze produttive che si sviluppano nel seno della società borghese creano in pari tempo le condizioni materiali per la soluzione di questo antagonismo. Con questa formazione sociale si chiude dunque la preistoria della società umana.

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