Segnala il commento come inappropriato

Ho trovato il suo commento interessante. Ma nell'articolo sostenevo che lo scienziato, facendo parte della società civile, ed essendo sua parte attiva per fini necessari, non deve autoescludersi. L'uomo di scienza, al di là dei suoi impegni professionali, può impegnarsi nella comunicazione esterna e pur curando l'interesse del suo datore di lavoro, privato o Stato che sia, ha comunque il dovere, proprio per l'importanza del ruolo che riveste, di portare il suo sapere nell'ambito pubblico e non rimanere chiuso nei laboratori di ricerca o nelle sedi accademiche. Detto ciò ribadisco che il contributo diretto dell'uomo di scienza per la conoscenza delle tematiche attuali più importanti e sul giusto uso di molte scoperte scientifiche e tecnologiche prestate alla produzione industriale, è fondamentale. A maggior ragione oggi, allorché l’ignoranza e la disinformazione la fanno da padrone: per comprendere la natura, l'ambiente, le risorse energetiche, serve il suo impegno pubblico, togliendo alla disinformazione dei media, e all'uomo politico che li governa, per altri interessi, collusi, la gestione edulcorata, ottusa della comunicazione scientifica evitando così ancor più danni collaterali e irreparabili alla società civile. Non penso ad uno scienziato politicizzato, ma all'uomo di scienza che s'impegni per la pubblica conoscenza e soccorra una società a rischio di estinzione.