Giovedì, 16 Febbraio 2017 19:47

Obiettivo «2°»: ancora raggiungibile?

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La concentrazione di CO2 nell’atmosfera è aumentata a livelli senza precedenti, del 30 % superiori a quelli degli ultimi 800.000 anni, e sta aumentando ad un ritmo più di 100 volte superiore nel corso degli ultimi 20.000 anni. Questo è causato da emissioni antropiche di gas serra, dalla combustione di combustibili fossili e dal cambiamento di uso e del suolo con conseguenti modifiche in tutto il sistema Terra. L’ultima valutazione globale, effettuata dall’IPCC (gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici), documenta un sistema Terra in rapido e profondo cambiamento e fornisce la più attuale comprensione scientifica dei cambiamenti futuri. Non vi è dubbio che il riscaldamento e molti dei conseguenti cambiamenti sono causati dalle attività umane. È appunto l’IPCC a concludere che l’influenza umana sul sistema climatico è evidente. La valutazione afferma inoltre che limitare il cambiamento climatico richiederà una riduzione sostanziale e duratura delle emissioni di gas a effetto serra. È la prima volta che l’intera umanità si trova di fronte ad una decisione fondamentale: vogliamo che, a partire dalla metà del 21° secolo, il mondo sia di 4,5° C più caldo di oggi, con un oceano Artico senza ghiaccio, con eventi meteorologici sostanzialmente più estremi, e con un oceano diventato così acido che gli organismi marini, come i coralli e plancton, possano essere seriamente danneggiati? Accettiamo di cambiare il nostro ambiente in modo tale che le due risorse primarie per gli esseri umani e gli ecosistemi, ossia l’acqua e la terra, si deteriorino rapidamente o addirittura svaniscano? Siamo pronti per un cambiamento climatico incontrollabile che va oltre i limiti delle capacità di adattamento in molti ecosistemi?
L’ultima valutazione dell’IPCC fornisce informazioni scientifiche dettagliate per i decisori e per il pubblico. Il documento dimostra che oggi esistono modi alternativi di sviluppo per limitare i cambiamenti climatici e così evitare gravi rischi per gli esseri umani e gli ecosistemi. Nonostante gli sforzi dei chiassosi oppositori ai fatti scientifici, le nazioni del mondo sono finalmente arrivate a riconoscere che il riscaldamento dev’essere limitato «ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali», così come dichiarato nello storico accordo di Parigi del dicembre 2015. Il risultato più rilevante per la politica dell’ultimo rapporto IPCC è che il riscaldamento del XXI secolo è proporzionale alla quantità di emissioni totali di carbonio dall’inizio dell’industrializzazione, ossia corrisponde al cosiddetto “bilancio del carbonio cumulativo”. Di conseguenza, con le attuali emissioni di CO2, qualsiasi obiettivo riguardante l’aumento consentito di temperatura ha una “data di scadenza” e diventerà un obiettivo irraggiungibile a partire da una certa data nel prossimo futuro.
La scienza mette dunque in evidenza quanto sia urgente agire fin da ora. Dopo ogni anno in cui venissero mantenute le attuali emissioni d CO2 l’obiettivo climatico prefisso aumenterebbe di circa lo 0,05°C. In altre parole, fra 10 anni l’obiettivo climatico di 2,5°C sarà tanto ambizioso quanto l’obiettivo dei 2°C oggi. In conclusione, per raggiungere l’obiettivo 2°C previsto dall’accordo di Parigi e giungere all’esaurimento del bilancio del carbonio, ci rimangono solo 20 anni.
Il cambiamento climatico è in corso, come testimonia il riscaldamento di 1°C a partire dall’inizio del 20° secolo, e ci confermano molti altri cambiamenti nell’atmosfera, nell’oceano, nella cromosfera. L’adattamento a questi a questi cambiamenti sta avvenendo in tutte le regioni del mondo, ma la loro mitigazione è urgente e necessaria affinché gli investimenti non siano resi inutili dall’accelerazione degli stessi cambiamenti. Il bilancio del carbonio implica che una “decarboniz-zazione” mondiale è necessaria per limitare il riscaldamento. Nella seconda metà del XXI secolo, si devono dunque annullare le emissioni nette di CO2 prodotte da tutti i processi industriali. Devono essere inoltre fermati la deforestazione e il degrado del suolo. Tale trasformazione equivale ad una vera e propria rivoluzione industriale e costituisce uno sforzo senza precedenti - e allo stesso tempo - una grandissima opportunità per l’intera umanità.
Dopo le tre rivoluzioni industriali del passato - la meccanizzazione, l’elettrificazione e la digitalizzazione - la decarbonizzazione, o con un termine più pregnante la “sostenibilizzazione”, sarebbe la quarta rivoluzione industriale. Riconoscere la sostenibilizzazione come una rivoluzione industriale significa essere coscienti dell’entità e della portata di questo compito. Allo stesso tempo possiamo trarre motivazioni e speranze dalla nostra esperienza industriale degli ultimi 250 anni. Ogni rivoluzione industriale del passato ha progettato, inventato e sviluppato nuovi prodotti, ha cercato nuovi posti di lavoro, ha migliorato in modo significativo e pervasivo la qualità della vita e ha creato nuovi valori. Non vi è alcuna argomentazione scientificamente fondata in base alla quale si possa affermare che sostenibilizzazione non avrà gli stessi effetti. Queste sono le opportunità e i benefici che si creeranno in virtù della trasformazione verso un mondo decarbonizzato e sostenibile. Ma soprattutto, la sostenibilizzazione è l’unico modo con cui l’umanità sarà in grado di garantire l’abitabilità del pianeta nel prossimo futuro.
Infine, è importante sottolineare il legame stretto tra l’accordo di Parigi di dicembre 2015 e i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile che sono stati adottati dalle Nazioni Unite prima del 2015. Un cambiamento climatico incontrollato minaccerà e renderà irraggiungibili molti degli obiettivi dello sviluppo sostenibile. Allo stesso tempo lavorare per i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile è una necessità nella lotta contro i cambiamenti climatici e i conseguenti rischi per la nostra società.
 

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