Martedì, 26 Settembre 2017 16:24

Recensione a La sinistra e l’Islam - Tra autolesionismo e malafede di E. Schinco

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Segnaliamo con piacere la recente pubblicazione, da parte di una casa editrice fiorentina, di un testo polemico scritto dal nostro collaboratore Edoardo Schinco (E. Schinco, La sinistra e l’Islam. Tra autolesionismo e malafede, Editrice Clinamen, 54 pp., 7.80 €). 
Lontano dalle tesi relative ad un presunto “scontro di civiltà”, il frizzante pamphlet si presenta come un tentativo di sviluppare una critica della sinistra odierna europea, e specialmente quella sinistra seduta in Parlamento, prendendo in esame l’atteggiamento che questa adotta nei confronti dell’Islam, inteso sia sotto la forma esecrabile del terrorismo “islamico” sia sotto quella dell’immigrazione islamica. La valutazione dell’autore si dirige non soltanto sull’operato effettivo della sinistra, ma anche su quelle sue svolte teoriche di tipo, ormai, reazionario nei confronti della globalizzazione capitalistica contemporanea. Fra gli autori di riferimento, ci fa piacere indicare la presenza di pensatori “classici” quali Marx Hegel e Gramsci; oltre a questi, citiamo anche gli esponenti della famosa Scuola di Francoforte (Adorno, Horkheimer e Marcuse) oppure, per avvicinarci di più ai giorni nostri, l’italiano Giorgio Agamben. 
Il libro si articola in una breve introduzione, contenente una dichiarazione di intenti, e in altri quattro capitoli di una decina di pagine ciascuno. Il primo capitolo ripercorre a grandi linee la comparsa del fenomeno imperialistico e del «tardo-capitalismo», descrivendo il progressivo assorbimento delle forze rivoluzionarie nei meccanismi dello Stato sociale o per mezzo dell’«industria culturale» e degli altri apparati ideologici di Stato; il capitolo si chiude con lo scoppio della crisi del 2007 che, secondo l’autore, sembra riaprire la partita contro lo status quo rispetto ai decenni passati. Il secondo capitolo, invece, è dedicato all’analisi del fenomeno terroristico: l’autore si sofferma sulle sue cause strutturali (soprattutto la miseria creata dall’Occidente nei paesi del Medio Oriente) e sulla reazione scomposta dei governi europei i quali, sfruttando il terrore diffuso, non hanno esitato ad indire più volte lo “stato di emergenza” e ad usarne gli strumenti contro quelle stesse classi che si era annunciato di voler proteggere. Il terzo capitolo, poi, rivolge l’attenzione sull’altro versante della questione, l’immigrazione (specialmente islamica), e la funzione che essa ha in questo momento storico; Schinco, infatti, si richiama al ben noto «esercito industriale di riserva» marxiano e si sforza di ribadire l’uso che i grandi capitali fanno dei migranti, indifesi e sfruttati all’inverosimile, impiegati come mezzo per erodere i diritti acquisiti dei lavoratori autoctoni e per abbassarne i salari. Qui, però, l’autore associa anche alcune considerazioni sui vergognosi atteggiamenti tenuti dalla destra e sull’inadeguatezza di quella sinistra relativistica che, per evitare ogni discriminazione, non assume mai le difese di quei valori progressisti pur presenti nella tradizione occidentale. Infine, l’ultimo capitolo tratta della «dissoluzione dell’individuo», cioè del capovolgimento dialettico che porta l’individualismo sfrenato e l’idolatria della tecnica a dare luogo ad una società in cui l’autonomia individuale è scomparsa e i dispositivi di controllo espongono i soggetti ad una manipolazione persistente ed ineludibile.

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