Domenica, 07 Novembre 2010 01:00

Note da Port Huron (giugno 1962)

Scritto da
 
"Nei tumuli dei libri, / sepolcri di poemi, / scoprendo a caso le làmine dei versi,
voi le palperete con rispetto / come arma vecchia, ma minacciosa."                V.Majakovskj: da " A piena voce"
 
    Programma per una generazione

La nostra generazione, cresciuta in condizioni di media agiatezza ed educata all'università, si ritrova in un mondo molto diverso da quello in cui sperava.

... Con il passare degli anni, però, il nostro benessere fu scalfito da avvenimenti troppo penosi e preoccupanti per essere trascurati. Innanzitutto, il diffuso e crudele degrado umano… fece si che la maggior parte di noi passasse dal silenzio all'azione.

... Mentre questi e altri problemi ci affliggevano in modo diretto o ci tormentavano la coscienza fino a diventare un fatto personale, cominciammo a notare nella società che ci circondava complicati e allarmanti paradossi: La dichiarazione "tutti gli uomini sono uguali…" suonava falsa considerando le condizioni dei neri negli stati del Sud e del Nord.
... Nonostante la tecnologia stia distruggendo vecchie forme di organizzazione sociale e creandone di nuove, gli uomini tollerano ancora il lavoro senza significato e utilità. Mentre due terzi dell'umanità sono sottoalimentati, le nostre classi benestanti godono di una abbondanza superflua. Nonostante l'umanità abbia disperatamente bisogno di una guida rivoluzionaria, l'America si trova con un sistema democratico apatico e manipolato e non " del, dal e per il popolo".

...Non solo, dunque , la virtù americana pre-sentava qualche macchia, non solo siamo ri­masti port delusi quando ne abbiamo scoperto l'ipocrisia, ma abbiamo cominciato a capire che ciò che in origine avevamo considerato l'Era americana dell'Oro era in realtà il declino di un'era.

...L'America "se la caverà", sotto la stasi di coloro che hanno chiuso le menti al  futuro c'è la sensazione diffusa che semplicemente non vi è alternativa, che la nostra epoca ha visto l'estinguersi non solamente delle Utopie, ma anche di nuove idee. La gente teme il pensiero che in qualunque momento la situazione possa sfuggire al controllo, teme il cambiamento in quanto tale che possa mandare in frantumi qualsiasi invisibile struttura che la separa dal caos. La maggior parte degli americani guarda le crociate con sospetto e timore e il fatto che ogni individuo veda apatia nei suoi simili perpetua la riluttanza comune a organizzarsi per ottenere un cambiamento. Le istituzioni dominanti sono da una parte abbastanza complesse da spazzare via dalla mente eventuali critiche, dall'altra munite di trincee e baluardi sufficienti a dissipare rapidamente o respingere del tutto le forze che protestano e chiedono riforme, riuscendo in tal modo a limitare le aspettative della gente. Inoltre, la nostra società è cresciuta dal punto di vista materiale, e questa crescita pare aver indebolito la possibilità di ulteriori cambiamenti.
Qualcuno vorrebbe farci credere che gli americani sono soddisfatti della loro prosperità, ma non sarebbe meglio dare uno sguardo al profondo disagio che provano quando pensano al loro ruolo nel nuovo mondo? E qualora tale disagio producesse indifferenza ai casi umani non sarebbe naturale anche uno struggente desiderio di credere che c'è un'alternativa al presente che qualcosa può essere fatto per cambiare la situazione della scuola,dei luoghi di lavoro, della burocrazia, del governo? Ed è a questo desiderio,allo stesso tempo scintilla e motore del cambiamento, che noi rivolgiamo il presente appello. La ricerca di alternative al presente che siano davvero democratiche e I'impegno a sperimentarle nel sociale sono un'impresa umana degna e appagante e stanno oggi alla base dell'azione nostra e, speriamo altrui. Con tali premesse consegniamo queste note sulle nostre convinzioni e analisi: esse rappresentano un tentativo faticoso di capire e cambiare la condizione dell'uomo del XX secolo, uno sforzo che si radica nella convinzione che egli possa influenzare in modo determinante le circostanze della propria vita.

L'economia
...Viviamo nella celebrazione nazionale della prosperità, mentre migliaia di persone della "società affluente", compresi molti della nostra generazione restano inchiodati a una vita di povertà e privazioni. Sentiamo riferimenti disinvolti allo stato sociale, alla "libera impresa", alla "democrazia dell'azionista", mentre la voce più importante della spesa pubblica è rappresentata dalle spese militari e un 'ovvio oligopolio e altre forme di governo minoritario sfidano la concreta iniziativa individuale o il controllo del popolo. Anche il lavoro è spesso non gratificante e punitivo, visto come un mezzo per raggiungere una certa posizione o per pagare i conti, ma raramente come strumento per capire e avere il controllo su di sé e sugli eventi. Nel lavoro così come nel divertimento l'individuo è parte di un sistema, un consumatore bombardato da richieste più o meno pressanti di acquisto, bugie e appelli non del tutto veritieri alle sue più basse spinte. Gli si dice che è un uomo "libero" in quanto appartenente alla "libera impresa".

…La spinta a vendere genera incredibili sforzi pubblicitari; nel 1960, ad esempio, l'industria farmaceutica ha speso in promozioni più di 750 milioni di dollari, quasi il quadruplo dell'importo messo a disposizione delle scuole di medicina per i programmi educativi. Anche le arti sono in sostanza in balia dell'interesse commerciale che presentano i valori della estetica sono subordinati ai valori di scambio e gli scrittori imparano presto a considerare il mercato commerciale come piazza umanistica di idee. La tendenza alla sovrapproduzione di beni di consumo favorisce l'espandersi delle tecniche di "ricerca di mercato" al fine di creare nei consumatori pseudobisogni (impariamo a comperate cose "belle" indipendentemente dalla loro utilità) e introduce il concetto di "obsolescenza pianificata" quale caratteristica permanente delle strategie di mercato.
Mentre i bisogni sociali reali aumentano con la stessa rapidità dei profitti, risulta evidente quanto il Denaro sia un valore chiave americano al posto della dignità di carattere e il Profitto un'abitudine consolidata per determinare le priorità nell'allocazione delle risorse che andrebbero invece destinate a usi sociali.

...Il complesso militare-industriale Il frutto più clamoroso e importante del decisionismo economico americano autoritario e oligopolistico è l'istituzione chiamata dal l'ex presidente Eisenhower "complesso militare-industriale", quella potente convergenza di interessi tra le èlite militari ed economiche, che tanta importanza ha sullo sviluppo e sul destino di tutti noi. La nostra generazione non solo è la prima a convivere insieme alla eventualità di un cataclisma mondiale, ma è la prima anche a sperimentare una vera preparazione collettiva a tale tragedia, vale a dire la militarizzazione generale della società americana.

… L'intreccio tra la grande industria e il settore militare è evidente, se si considera che 1400 ex ufficiali lavorano per le 100 società che hanno ricevuto quasi tutti i 21 miliardi di dollari spesi dalla difesa nel 1961 per forniture. Il caso della General Dynamics è particolarmente significativo: questa società, che nel 1961 ha ottenuto i contratti di maggior entità, impiega la maggior parte degli ufficiali in pensione (187) ed è diretta da un ex alto ufficiale dell'esercito. La rivista "Fortune" in un suo profilo della General Dynamics ha scritto: "Il singolare gruppo di dirigenti della Dynamics è solo apparentemente in competizione con gli altri produttori statunitensi, in quanto con molti di loro è stato definito un accordo. Il principale concorrente, in realtà, è l'Unione Sovietica. Il nocciolo della politica societaria della Dynamics sta nella convinzione che la difesa della nazione sia un affare più o meno permanente". Poco è cambiato dal 1944, anno in cui Wilson con orgoglio parlò di economia di guerra permanente e le 200 maggiori società avevano in mano l'80 per cento dei più importanti contratti per forniture belliche. Il lavoro...Oggi il lavoro rimane l'istituzione più liberale, ma spesso questo suo liberalismo presenta solo qualche traccia d'impegno per risolvere i problemi in maniera radicale. In qualche maniera, il lavoro ha ceduto all' istituzionalizzazione, l'idealismo sociale è sparito sotto la burocrazia, il materialismo e l'etica economica. Il successo dell'ultima generazione forse ha frenato, invece che accelerato, la spinta dei lavoratori al cambiamento. … La democrazia nel sindacato è limitata non solo dall'elitarismo dei suoi dirigenti, ma anche dai problemi relativi all'indifferenza della massa alla tradizione sindacale. La crisi del lavoro è riflessa dalla coesistenza all'interno dei sindacati dello scontento dei neri militanti e di sezioni locali discriminatorie, di critici del fumoso aggiustamento del governo del "pubblico interesse" e di volenterosi servitori della leadership politica conservatrice, di austeri rinunciatari e di operatori efficienti: queste tensioni tra estremi tengono in vita la possibilità di un sindacalismo più militante. Orizzonti ...Riassumendo, la nostra eredità è stata un capitalismo più riformato e più umano, attivo a tre quarti della sua capacità, mentre un terzo della popolazione americana e due terzi della mondiale vanno verso la povertà, il dominio della politica da parte di èlite incredibilmente ricche, l'efficacia limitata del movimento sindacale, la povertà e la disoccupazione totali, l'automazione che conferma il bieco predominio della macchina sull'uomo invece di un'abbondanza condivisa essendo il cambiamento tecnologico introdotto nell'economia da criteri di profitto. Per quanto inadeguato, esso ha instillato acquiescenza negli animi liberali, in parte riflettendo sia il limite fino al quale la miseria è stata vinta, sia l'eclissi degli ideali sociali. Nonostante molti di noi siano ricchi, la povertà, lo spreco, l'elitarismo, la manipolazione sono troppo evidenti per essere negati, troppo chiaramente non necessari per essere accettati. Per cambiare lo status quo della guerra fredda e di altri mali sociali, si deve allargare l'interesse per le sfide alla macchina economica americana. Una nuova povertà incombe nel momento in cui diventa evidente un migliore e reale stato sociale: povertà di idee e mancanza di un'azione politica atta a rendere quelle idee realtà. Senza nuove idee, infatti, nel realizzare i nostri potenziali significherà l'inadeguatezza della nostra società a sopravvivere in un mondo che grida aiuto e rapidi cambiamenti.
Fine della storia

 

di Mario Savio

I "futuri" e le "carriere" per cui gli studenti americani si stanno preparando ora sono in gran parte situazioni intellettuali e morali di incredibile squallore. Questo paradiso cromato del consumatore vorrebbe che noi crescessimo come dei bambini bene educati, ma una importante minoranza di uomini e donne che si fa avanti oggi ha mostrato che preferisce morire piuttosto che essere standardizzata, intercambiabile e inutile.
(Dal discorso di Mario Savio leader del Free Speech Movement pronunciato nel campus di Berkeley).

 
Nota: tutti i brani riportati sono tratti da "Le radici del '68" (Baldini & Castoldi, Milano, 1998)
Letto 2967 volte

Lascia un commento