Martedì, 07 Dicembre 2010 01:00

Il Sessantotto in Germania

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Dal movimento antiautoritario all’opposizione socialista (di Bernd Rabehl)

 

La trasposizione della rivolta universitaria ad altre sfere e ad altre classi sociali è una leggerezza, è espressione di una logica "ipertrofica", soprattutto perché questo auspicio inibisce la riflessione sulla struttura dell'opposizione antiautoritaria, mentre la generale disposizione al radicalismo viene soltanto presupposta. Anche la tesi secondo cui la protesta internazionale contro l'oppressione delle rivolte popolari condotta dall`imperialismo fa esplodere le contraddizioni all`interno di un paese qualora le azioni dirette dell'opposizione costringano i centri di potere dello stato a reagire e quindi a prendere posizione, rappresenta il tentativo di dare una regolamentazione sociologica indiscriminata ai movimenti di protesta sulla base delle esperienze latte nella situazione particolare della Germania.
L'affermazione, che risulta da questa tesi, che soltanto i gruppi e le classi che hanno preso parte a queste azioni antiautoritarie e antimperialiste sono in grado di portare la rivolta nelle istituzioni e nelle fabbriche, e presuntuosa perché non affronta nemmeno la fatica di un'analisi empirica concreta. Per cui la coscienza non si forma più nella sfera della produzione; semplicemente, il disagio psicologico di tutti gli "uomini" li rende disponibili alla ribellione contro le norme della società. L'analisi economica del tardo capitalismo e del ruolo dello stato in questo sistema dimostra in fondo soltanto il livellamento psicologico di tutti gli "uomini", e dimostra che nessuna classe, frazione o settore di una classe è predestinato a guidare la lotta contro la struttura del potere capi­talista. La contraddizione tra la frazione roman­ticamente rivoluzionaria nell'opposizione all’auto­rità, e quella che si sobbarca la fatica di trovare, attraverso un'analisi della crisi di stagnazione industriale, certi settori socialmente rilevanti della classe operaia al fine di allargare Ia base sociale dell`opposizione, si inasprisce nel momento in cui le due frazioni pervengono a proporre determinate orme d'azione. Questo non implica ancora una completa frammentazione fatta di singoli club, i vari gruppi e l'SDS non si precludono la possibili­tà di discutere se si mantiene l'impegno di impe­dire che si compiano atti derivanti da un'errata valutazione della situazione. Si può così formare quel troppo rapido passaggio all'illegalità, che il cartello governativo della Repubblica Federale persegue dopo gli ultimi successi di questa opposi­zione, perché nella situazione attuale, in cui si verificano tentativi organizzativi e di consolida­mento, un divieto rappresenterebbe un insuccesso considerevole.
La forza dell'opposizione extraparlamentale è rappresentata dal suo carattere plebiscitario e dalla possibilità di una discussione non dogmatica tra le singole frazioni; la superiorità sui gruppi settari di sinistra degli altri paesi si manifesta nel concetto di disciplina, il quale si concretizza nella lotta unitaria contro le misure coercitive dell’apparato statale.
Inoltre non esistono divergenze di opinione sulla necessità della solidarietà internazionale con le guerre popolari antimperialistiche del Terzo Mondo, anche se l'accentuazione da parte dei singoli gruppi è diversa. Un intervento diretto e immediato nella guerra a favore dei movimenti di liberazione trasformerebbe per esempio l`SDS in un'unità di lotta che, nella struttura, sarebbe qualcosa come un'antiCIA o un anticomitato di difesa della costituzione, per poter eseguire efficaci atti di sabotaggio contro le basi americane Europa. Questo non può essere fatto da un grup­po studentesco, che rappresenta piuttosto la sede per la libera discussione delle opinioni più diverse, e, del resto, azioni in questo senso porterebbero allo scioglimento dell'intera opposizione.
L’internazionalizzazione della lotta contro l'impe­rialismo, che implica contemporaneamente lo scontro con l'apparato di potere di ogni singola nazione. può realizzarsi soltanto se trova un forte appoggio sociale nelle metropoli. Per la Germania questo significa non soltanto che gran parte degli universitari, degli studenti e di altri outgroups devono unirsi nell’opposizione extraparlamentare ma anche che gli obiettivi della lotta devono essere appoggiati da frazioni di operai provenienti per esempio da quelle industrie che sono in fase di ristagno.
Nell'attuale periodo di stagnazione la grande industria è costretta dalla necessità di far fronte alla concorrenza internazionale a pianificare esattamente la produzione, la vendita e gli investimenti per arginare il più possibile il rischio rappresentato dalle perdite, e dall'invecchiamento tecnologico dei macchinari. Innanzitutto bisogna preventivare e pianificare il costo della manodopera. Lo stato, in qualità di mediatore tra imprenditori e sindacati, per regolare la produzione dell'intera società nell’interesse dei rami industriali in espansione, si preoccupa di subordinare i sindacati alla sua politica salariale. Si garantisce l’aumento dei salari in conformità con l'aumento della produzione e col tasso d'aumento delle merci, ma in cambio le organizzazioni operaie devono garantire che non si farà alcuna richiesta supplementare di aumenti e che non si faranno assolutamente scioperi. Le lotte degli operai nelle singole fabbriche e nel singoli rami sono sottoposte alla pressione non solo dei dirigenti e dell’apparato statale ma anche delle alte burocrazie sindacali.
La lotta nelle fabbriche contro i licenziamenti, le limitazioni salariali e le strutture dirigenti delle Fabbriche stesse deve essere condotta da attivi gruppi operai che devono rifarsi alle necessità e al disagio dei loro colleghi. Gli studenti possono dare un apporto soltanto scientifico mediante l’analisi della situazione economica e mettendo in evidenza le tendenze di sviluppo della stasi a cui si preparano questi gruppi interni alle fabbriche nella loro agitazione. L’opposizione studentesca, se riesce a stabilire il coordinamento e l`unità d’azione tra le singole fabbriche, ha già fatto molto dal punto di vista dell’attivazione degli operai.
Il senso della tesi secondo cui l`opposizione extraparlamentare e antiautoritaria debba rifarsi al punto in cui, cento anni fa, il movimento operaio è cominciato, è da vedere nella convinzione che oggi, nell’attuale situazione dell'industrializzazione e dell’automazione, non ci si deve attenere fidu­ciosamente al programma di un partito “sociali­sta” e che non si devono nutrire illusioni sulla battaglia parlamentare, ma che soltanto l’azione diretta contro il dominio irrazionale esercitato nelle fabbriche, nelle università, nelle scuole ecc., se condotta dai singoli gruppi specifici, può creare la coscienza che questa società tardo-capitalistica deve essere sostituita da una società socialista in cui tutti i produttori, siano operai o studenti, devono essere partecipi delle risoluzioni che vengono prese in materia sociale ed economica.

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