Mercoledì, 08 Dicembre 2010 01:00

Da un'intervista a Rudi Dutschke

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Realizzata da Giorgio Backhaus, pubblicata da "Quaderni Piacentini"

 

Domanda - Che rapporto esiste tra repressione, manipolazione ecc. e il ricorso alla violenza aperta da parte dello stato borghese del tardo capitalismo? Quali sono a vostro avviso le tendenze di sviluppo della Repubblica Federale? Pensate che al suo interno esistano tendenze analoghe a quelle che hanno portato al putsch militare greco e in Italia al mancato colpo di stato del 1964?
Risposta - Nella totalità del sistema istituzionale del tardo capitalismo, all’uomo viene quotidiana­mente fatta violenza; esso viene fatto reagire a segnali e viene funzionalizzato all’interno delle esigenze di valorizzazione e di dominio del capita­le. Il problema toccato da questa domanda può essere soltanto quello del rapporto tra violenza latente e violenza aperta, manifesta. Il dominio sottile della manipolazione e la forma sottile di massimizzazione del capitale attraverso un siste­ma di concessioni — anche se la forma manifesta dello sfruttamento viene ancora quotidianamente vissuta da milioni di salariati — formano oggi un sistema complessivo di violenza. Un aspetto del problema l`ho già trattato nella mia prima risposta: la società borghese, o più precisamente l'apparato statale borghese, poiché l’odierna società tardo-capitalistica è sostanzialmente una società stataliz­zata che amministra in modo sempre più totale i singoli individui, il tessuto sociale, questa società borghese statalizzata, questo apparato statale tardo capitalistico passerà alla violenza aperta quando lo riterra necessario, o quando vi verrà costretto dalle forze rivoluzionarie.
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La violenza latente del sistema complessivo della manipolazione e della repressione verrà trasfor­mata in modo molto flessibile in violenza manife­sta dell’esercito, della polizia, delle differenti frazioni dell’apparato statale, contro le forze rivoluzionarie che non accettano più le regole del gioco. In questo senso, nei differenti paesi dell’Europa occidentale può affermarsi una tendenza per cui, con l’allargamento dell'opposi­zione extraparlamentare e antistituzionale, vale a dire dell'opposizione rivoluzionaria, la repressione sarà costretta a restringere molto presto lo spazio della libertà borghese formale, dei diritti borghesi formali per poter condurre in termini più efficaci la lotta contro le forze rivoluzionarie.
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Nella grande coalizione, in quanto unità delle differenti frazioni del vecchio movimento operaio e della borghesia — infatti in essa sono confluiti ex comunisti come Welmer, ex socialisti come Brandt, ex fascisti come Kiesinger e altri rappresentanti delle singole frazioni della borghesia — tutti continueranno ad andare a letto assieme finché da quel letto non verranno cacciati dalle masse emancipate. Questa grande coalizione non fa che acuire ulteriormente le contraddizioni esistenti nell’apparato.
Per il momento ci troviamo quindi in una situazione estremamente favorevole, se riuscire­mo a utilizzare queste contraddizioni all’interno di una doppia strategia, a sfruttare sistematicamente gli elementi sovversivi all'interno dell'apparato, a collaborare con essi per pervenire al fine comune che è la distruzione degli apparati stessi. In questo senso le prospettive sono estremamente favorevo­li, ma in pari tempo la lotta contro l'apparato statale borghese diverrà sempre più aspra, Finora noi siamo stati soliti sollecitare i giovani studenti delle scuole medie, i giovani operai e studenti universitari a non prestare il servizio militare nella Bundeswehr. Nel quadro di una strategia tesa alla trasformazione rivoluzionaria, questa impostazio­ne pacifista diverrebbe naturalmente impossibile. All’interno di questa valutazione oggigiorno esi­stono due tendenze: noi spieghiamo la funzione della Bundeswehr, la funzione degli eserciti dellaNATO nell’Europa occidentale, affermando che in fondo essi non hanno la funzione di una difesa verso l’esterno, ma invece una chiara funzione repressiva verso l'interno. Spieghiamo che gli eserciti della NATO sono tendenzialmente eserciti per la guerra civile, che hanno il compito di impedire una lotta rivoluzionaria delle diverse frazioni della popolazione contro l'apparato statale. In questo senso, la nostra attuale valutazione politica rispetto alla Bundeswehr ci spinge a dire ai giovani studenti, ai giovani operai: non andate nell’esercito e rifiutatevi di prestare un servizio civile, rifiutatevi totalmente, tentate di farlo a livello di massa, di trasformare questa scelta in una forma di opposizione radicale — oggi questo è divenuto possibile, oggi in una lotta del genere non si è più atomizzati, ma si può invece contare sull’appoggio di massa proveniente dalle più differenti frazioni del campo extrapar­lamentate — oppure andate nell’esercito, lavo­rateci, formatevi, create confusione nell'esercito, sviluppate la lotta antiautoritaria al suo interno, conducetevi un’azione sovversiva, lavorate per una strategia rivoluzionaria, il che può anche significare imparare a conoscere i mezzi e i metodi in vigore nell’esercito che sono necessari per la presa rivoluzionaria dei potere, acquisire queste conoscenze, tenerle pronte per il futuro e in tal modo concepire ilser vizio militare come un momento della preparazione della rivoluzione.
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Per questo l`attività sovversiva nell’esercito va condotta con l’obiettivo a lunga scadenza della creazione di una nuova società; si tratta però anche di non concepire più l’esercito come qualcosa di totalmente diviso da noi, bensì come qualcosa che noi dovremo superare per poter compiere la rivoluzione. Esercito, polizia, burocrazia, magistratura e burocrazia ministeriale diretta, queste sono oggi le frazioni essenziali dell'apparato, le frazioni su cui esso si regge. Contro di esse dobbiamo batterci, e nel corso della lotta contro queste frazioni la repressione dall’alto si accentuerà e in pari tempo si dovranno creare nuovi metodi e nuove forme di lotte dal basso da parte del campo rivoluzionario. Lenta­mente, ma in modo chiaramente visibile, l’Europa occidentale cessa di essere una zona tranquilla e sicura per l’imperialismo. Lentamente ma con assoluta evidenza, l'ideologia della coesistenza pacifica e l'ideologia della via pacifica al sociali­smo vengono spezzate dalle forze rivoluzionarie che ne comprendono la reale natura: una componente del dominio borghese nella fase del tardo capitalismo.
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Engels, in una delle sue ultime lettere, parla della necessità di formare degli specialisti rivoluzionari in tutti gli ambiti del sistema, in modo che nel processo della rivoluzione essi possano efficace­mente venire impegnati nella distruzione del vecchio sistema e nella costruzione della nuova società. L'antico problema di tutte le rivoluzioni passate, da quella sovietica fino a quella cubana, è stato quello dell’assenza di specialisti rivoluziona­ri, il che ha costretto a far ricorso a specialisti borghesi, che rappresentavano potenzialmente un momento di sovversione controrivoluzionaria. Nel sistema del tardo capitalismo l'intellighenzia tecnica, economica e pedagogica svolge un ruolo sempre più importante per la riproduzione complessiva del sistema. La lotta antiautoritaria politicizzante nell'università crea in tal modo le premesse del sorgere di specialisti rivoluzionari nelle più differenti istituzioni, Attraverso la cooperazione e la collaborazione di specialisti rivoluzionari che svolgono un’attività sovversiva nelle istituzioni per distruggerle, collegando questa attività con azioni di massa esterne al parlamento, diviene possibile sopprimere la tradizionale antinomia del movimento rivoluzionario, diviene quindi anche più facile combattere materialmente e intellettualmente un eventuale corso militare e altre forme di violenza aperta e diretta del sistema contro l’opposizione radicale rivoluzionaria.
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Assume un'importanza decisiva il fatto che l’opposizione rivoluzionaria extraparlamentare e antistituzionale riesca a creare una contropinione pubblica come risposta all’opinione pubblica re­pressiva, che è in se oppressiva e manipolatoria, riesca inoltre a creare un'opinione pubblica demo­cratica, sorretta da una coscienza di massa matu­rata dal basso, sorretta dall'autorganizzazione, sorretta dalla lotta di classe, dalla lotta contro l’apparato statale. Sviluppando e organizzando una tale contropinione pubblica, realizziamo meglio strutturalmente la possibilità di un’espan­sione che mobiliti anche altre parti della società.
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Il processo della rivoluzione si può concepire soltanto come un processo di lunga durata; è però possibile che a causa di un aggravarsi della situazione internazionale, come conseguenza della lotta di classe internazionale, la situazione nei singoli paesi capitalistici si modifichi improvvi­samente. La creazione di un secondo o di un terzo Vietnam, sia esso in Asia o in America Latina, porterebbe strutturalmente la lotta internazionale e lo scontro internazionale tra rivoluzione e controrivoluzione a un nuovo livello, e richiederebbe anche da noi risposte nuove e specifiche totalmente diverse.
Poiché una simile evoluzione della situazione internazionale è effettivamente sempre possibile ai nostri giorni, le forze rivoluzionarie, per quanto possano essere numericamente deboli nei singoli paesi, devono tener conto strategicamente dì que­sta eventualità e prepararsi a essa, senza però mai assolutizzare questa preparazione tecnica, ma in­tegrandola invece come momento di una discus­sione politica complessiva,`in modo da organiz­zarla e praticarla nel momento politicamente opportuno.

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