Giovedì, 09 Dicembre 2010 01:00

Il Sessantotto in Francia

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Appello alla popolazione - Tesi della Commissione “Siamo in marcia”

 

maggio franceseTesi 1. Non c’è più un problema studentesco. Quella di studente è una nozione superata. Siamo dei << privilegiati >> — non economicamente — ma perché solo noi abbiamo il tempo e la possibi­lità fisica e materiale di prendere coscienza del nostro stato e di quello della società. Non-proletari lo siamo, ma soprattutto siamo dei consumatori passivi e improduttivi di “beni” e di “cultura“.
"Essere proletari non é né un “valore” né un “avvenire”.
Che i proletari diventino dei veri lavoratori con tutti i diritti che ciò comporta. Che gli studenti smettano di essere dei privilegiati della cultura e dei futuri sfruttatori e restituiscano immediata­mente alla società, sotto forma di inquadramento quello che la società ha dato loro a titolo individuale.
Tesi 2. Studenti, non lasciamoci separare dai professori e dalle altre “classi” della società. Non lasciamoci chiudere in una pseudoclasse di studenti con i suoi problemi di integrazione economici e sociali.
Tesi 3. Un tempo non eravamo che una piccola minoranza necessariamente integrabile. Ora siamo una "minoranza" troppo grande, non assimilabile, ma conserviamo lo statuto della vecchia minoranza. Questa è la condizione in cui ci troviamo noi, figli di borghesi. Non siamo più certi del nostro futuro ruolo di sfruttatori. Questa è l`origine della nostra forza rivoluzio­naria. Non lasciamocela sfuggire.
Sopprimiamoci: diventiamo dei lavoratori perché i lavoratori diventino dei privilegiati che hanno diritto al sapere, alla cultura, alla scelta del proprio destino.
Tesi 4. D`ora in avanti siamo dei lavoratori come gli altri. Siamo un « capitale» immediato e futuro per la società e non una promessa di ricambio per la classe dirigente.
Tesi 5. Studenti smettete di essere dei parassiti anche se provvisoriamente. Futuri sfruttatori e consumatori privilegiati, siamo fin da adesso dei produttori veri di «beni», di servizi di sapere.
Tesi 6. Il libero studente è morto, lo studente serale anche. Tutti studieranno e tutti produrran­no, consumeranno e studieranno contemporanea­mente.
Tesi 7. Studenti lavoratori, se rifiutiamo la società dei consumi abbiamo torto. Tutti devono consumare è produrre affinché tutti possano consumare l’equivalente di ciò che producono. Produzione e consumo non devono più essere separati dalla distribuzione o dalla divisione tecnica del lavoro. Accettate questa banalità: l’insieme dei lavoratori non può consumare che ciò che l'insieme dei lavoratori produce. L’in­sieme dei lavoratori deve scegliere cosa vuole consumare per sapere cosa vuole produrre.
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Clausole di chiusura
L'università non si può riformare da sola e diven­tare un’ isolotto libero "socializzante" in una so­cietà di selezione economica, sociale e culturale.
L'insegnamento nel suo insieme deve essere ripensato e sostituito da una trasmissione dei saperi di natura completamente diversa.
La trasformazione dell'università non si può fare senza la trasformazione radicale di ogni tipo di rapporti privilegiati classe-sottoclasse.
Siamo radicali e se il dialogo viene rifiutato siamo rivoluzionari, cioè imponiamo il dialogo con altri mezzi.
Nessuno vuole perdere i propri privilegi. Imponiamo di buon grado o con la forza che non vi siano più privilegi o che tutti diventino dei <<privilegiati.>> Non abbiamo nulla da perdere e quindi tutto da guadagnare per tutti.
Ripensare l'insegnamento significa ripensare la società e trasformarli entrambi, l’uno in funzione dell’altra.

 

La contestazione nelle Università

 

Il suo scopo e il suo significato
È dall’insicurezza che nasce la disperazione, tocca a noi agire con i mezzi di cui disponiamo, affinché la disperazione non sia più subita passivamente.

Giurisprudenza, Parigi


La condizione dello studente
L’attuale condizione dello studente ha due inconvenienti:
1)È irresponsabile. 2) È isolato. Per arrivare a una vera maturazione , un adulto deve esercitare delle responsabilità nella società, deve sentirsi utile e accetto a tutti; mentre la condizione sociale dello studente ne fa un essere a parte.
Prima di tutto egli non ha delle vere responsabilità nella società e ne soffre dal punto di vista psicologico. I suoi studi sono separati dalla vita attiva; non riceve alcuna formazione politica. Inoltre egli risulta un parassita economico, irrita il lavoratore che ha l’impressione di pagare gli studi dei suoi futuri padroni e questo non fa che accrescere il suo isolamento…
…Per rompere l’isolamento dello studente e dare un senso alla sua partecipazione è necessario pre­vedere una formazione complementare adeguata, che permetta di avere accesso in qualsiasi momento alla vita professionale. I contatti con la vita attiva vanno moltiplicati…
…Ogni studente deve essere ad un tempo im­piegato nella pratica e nella ricerca, inversamente, chiunque lavora dovrebbe essere ad un tempo studente e ricercatore. L’educazione permanente degli operai sotto forma di aggiornamento periodi­co e il lavoro degli studenti devono rompere il muro creato artificialmente tra studenti e operai e ristabilire tra loro una continuità di azione e di pensiero.

Centro di smistamento delle informazioni universitarie

Contro l’irresponsabilità
Il principio dell’incompetenza presunta dei subor­dinati regge la nostra società, che in questo modo si bipolarizza secondo lo schema: potere decisio­nale – autorità abbinato al denaro massa dei subordinati senza responsabilità.
Questo principio crea la propria conferma.
- Il denaro e il potere centralizzato chiedono sem­pre più potere;
- la massa rinuncia alla propria responsabilità per sprofondare sempre più in una felicità del consu­mo che quel potere gli propone;
-il cerchio si chiude, e ognuno annulla sempre più la propria personalità, diventa ogni giorno di più una macchina per produrre e consumare.
Occorre dunque restituire alle competenze quel potere che spetta loro naturalmente.

Corollario:
- frazionamento del potere di decisione;
- rinascita della responsabilità,in altre parole della coscienza politica.
Ma mandare al potere le competenze senza permettere a tutti di accedervi, vuol dire realizzare una dittatura della cultura. Ci vorrà quindi quel si chiama la rivolta culturale.
Proposte per una azione concreta.
1. Proporre a tutti questo nuovo orizzonte.
Far capire a tutti che il nostro movimento è soltanto a servizio dell’uomo, e ogni problema va risolto solo dagli interessati.
2. Questo movimento deve essere spontaneo, “selvaggio” e rifiutarsi ad ogni strutturazione sclerotizzante.
Questo movimento non deve essere riassorbibile, nato dalla base.
Un movimento di rinascita, di profonda ricerca.
3. Rimettere in discussione il primato dell’esi­genza economica su tutti gli altri valori umani. Cercare di situare ciascuno per quello che è e non secondo un criterio di rendimento.
4. Con obiettività e senza odio, si può sostenere che per il momento tutte le soluzioni politiche prevedibili (governo tecnocratico popolare), anzi­ché portar rimedio non cambieranno nulla degli elementi fondamentali della crisi: socializzazione globale, concentrazione dei poteri politici ed economici con tutte le loro conseguenze sociali rischiano di aggravare i mali attuali detrimento delle libertà sociali, sindacali e universitarie che sono indispensabili per la nostra partecipazione alle strutture di domani. Abbiamo il dovere di non eludere i problemi essenziali e di andare al fondo delle cose. Sarebbe assurdo pensare che il paese potrà vivere ancora allungo in questo stato di morte economica senza che ne derivino le peggio­ri conseguenze per tutti.

Ecole spéciale d’ Architetture

Il vero problema
Il movimento studentesco rivela chiaramente che siamo al di la di una crisi limitata all’università: esso rimette in discussione i fondamenti stessi della nostra società.
Non è sufficiente spiegare l’attuale movimento con la volontà di abolire un regime o con le contraddizioni interne al capitalismo. La nostra contestazione rimette in causa:
- una cultura intesa come un patrimonio di privilegiati , pegno di produzione sociale riservato ad alcuni e non mezzo di produzione umana accessibile a tutti,
- ma anche l'insieme dei rapporti umani (politici, economici, e sociali) che reggono l’attuale società, - un mondo votato esclusivamente al consumo, per il profitto di una minoranza che cerca di farvi accedere la massa facendole credere che il problema dell’uomo dipenda esclusivamente dall’aumento del benessere.
Tuttavia: non si tratta di respingere il progresso tecnologico e anche la crescente socializzazione della società.
Questi fenomeni sono irreversibili!
Occorre trovare:
- atteggiamenti e mezzi che diano modo da ognuno di non lasciarsi mutilare dagli attuali condizionamenti;
- nuove forme di espressione della libertà e della creatività di ognuno.

Lettere, Nanterre

Fattori della crisi
1. Processo alla società definita come società: di classe, di repressione di consumo. Esaminiamo tale processo secondo due prospettive: socio-economica, etica.
È una società di classe col dominio della borghesia non solo:
- sul piano della proprietà ( beni materiali, mezzi di produzione, denaro, prodotti finiti);
- sul piano dei poteri;
- sul piano etico (tuttavia l’ideologia è borghese, anche nella mentalità dei lavoratori). La repressione (inutile precisare) si esercita sia all’interno, dei proletari; repressione del Terzo Mondo (imperialismo)…
…Il consumo (che porta a un bisogno crescente di produzione, quindi di lavoro) è alienante in tutti gli strati della società, specie in quello proletario, che attraverso le vendite rateali diviene prigioniero a vita;
si può considerare questo bisogno di consumo come una compensazione all’insoddisfazione, che sarebbe di ordine etico.
…. Nella società nel suo insieme esiste un abisso tra il progresso tecnico e l’ideologia; non c’è etica proporzionata ai tempi, ed è certo questo fattore che ha portato a quello che si potrebbe chiamare una cattiva coscienza...
...Un aspetto positivo della “rivoluzione” del maggio-giugno 1968, sarà stata per molti francesi l’apertura di canali, ancora rari, tra universi mentali differenti: dei primi veri contatti tra studenti e lavoratori, tra studenti e diverse discipline , tra autostoppisti e auto stoppati di ogni genere, tra artisti e studenti, artisti e lavoratori in sciopero, ecc…

Dal rapporto Université critique
facoltà di Giurisprudenza e Scienze
Economiche di Parigi, commissione
“Università e Società”

 

Lavoriamo per mangiare;
lavoriamo per una casa;
lavoriamo per vestirci.
E questo occupa tutto il nostro tempo: siamo spesso spossati, stanchi.
Che funzione ha questa meccanizzazione che avrebbe dovuto liberarci?
Cosa abbiamo fatto, da più di un secolo, di questo progresso, delle macchine e della tecnica, di cui parliamo continuamente, che invochiamo ogni giorno come se costituisse l’articolo primo della nostra fede?
Non siamo forse ingannati da una tragica illusio­ne? Non siamo illusi da pregiudizi e superstizioni?
Il pregiudizio è ignorato da chi ne è posseduto; le superstizioni più profonde non sono affatto coscienti; altrimenti svanirebbero subito.
Solo che il pregiudizio, anche ignorato, fa soffrire; la superstizione inconscia tortura lo spirito.
Guardiamoci in faccia: siamo felici?

Anonimo

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