Domenica, 07 Dicembre 2014 20:18

"Il sale della Terra": una riflessione

- di

Sebastiao Salgado*, e' un fotografo capace, che ha fatto della sua professione uno scopo di vita e delle sue foto delle opere d'arte eccezionali, coniugando elemento estetico e realtà oggettiva. Fare il fotografo è stata una scelta convinta per un'attività professionale diversa per percezione, fantasia, pathos a quella fredda di economista, che in un primo momento sembrava essere il suo vero interesse. In questa sua volontà di assegnare a se stesso un diverso progetto di futuro come fotografo, ha avuto un ruolo importante sua moglie Lélia Wanick che lo ha compreso e sostenuto appieno. Salgado attraverso la fotografia ha descritto la storia della sua vita, fotografando il Mondo a 360 gradi, agli uomini che vi abitano, nelle diverse condizioni sociali, climatiche, di razza, ai danni del consumismo, alla natura selvaggia. Salgado è un esperto cacciatore di immagini che ha scandito i suoi anni di attività con un impegno professionale serio, costante, sempre alla ricerca del particolare, del diverso, del nuovo, dell'incredibile. Nel suo film documentario: " Il Sale della Terra", ha compendiato, in forma didascalica, parte della sua esperienza professionale. Quello che si vede, le parole che si ascoltano nel film, sono il suo racconto. Un racconto posto su due piani differenti: quello della natura, con la sue bellezze, grandezze che la compongono e quello attraverso le categorie del bene e del male di cui l'uomo è parte. Ha saputo ben distinguere e descrivere rispettivamente le due realtà con immagini uniche, fissandole con uno scatto, nel loro attimo fuggente. Inoltre ha voluto rappresentare un affresco iconoclasta della società contemporanea. Un racconto per tema, su diverse scale di valore soprattutto in riferimento all'uomo, come anima mundi, che pur avendo una peculiarità unica in quanto soggetto pensante, non sempre pero' da questa sua peculiarità si eleva con piena dignità. Molte sue azioni si manifestano come atti riprovevoli, violenti, malvagi o quando del tutto assassini, massivamente distruttivi. La immagini selezionate su i misfatti e sulle bellezze del Mondo proiettate sul grande schermo, si stagliano in un bianco e nero sorprendente. L'effetto sul pubblico è scontato. Ne scuote la sensibilità, assopita dall'opulento benessere, richiamando l'attenzione sul triste declino dell'umanità. Ma poi si ritrae richiudendosi nel proprio alveo privato, domestico, rimuovendo inconsciamente l'aspetto più significativo del film: l'accusa. Più conveniente accettarla come un oggetto di arte fotografica, di bravura documentaria a se stante, come simulacro di una realtà surreale a cui crede di non appartenere. Per Salgado, non è così. Il suo è un messaggio - un avvertimento - sul rischio che l'umanità corre nel ritrovarsi follemente in un perenne conflitto con se stessa e senza più un Mondo nel quale vivere sani. Un rigoroso richiamo alla ragione, alla coscienza reale e responsabilità comune. Una critica che non lascia spazio ne tempo a repliche politiche strumentali, a nessuna interpretazione fine a se stessa. Ancor meno nell'attesa passiva di chi sa quale miracolo salvifico. La sua critica ascendente nell'evocazione di un diritto superiore alla meschinità e all'ingiustizia e' dirompente, nella sfera di quel perbenismo di facciata che nasconde ipocrisie costruite ad arte. Ma poi sul finire, Salgado, allevia la sua amarezza con un pensiero di speranza quale viatico di salvezza dell'umanità e del Mondo. E lo fa dimostrando come un bosco, bruciato dall'aridità del terreno, rinasce con l'impegno e la volontà di chi tenacemente vuole rivederlo nuovamente cresciuto, avendo seminato due milioni di piccoli germogli di alberi. Questo è quanto è riuscito ad ottenere, insieme a sua moglie Lélia e a chi con loro si è' prodigato per questa impresa, per amore della natura e della vita. È quanto oggi con lo stesso spirito e una diversa cultura, dovremmo fare noi per il futuro di noi stessi e dell'umanità intera. Ma ciò non dipenderà solo dal "sale della terra" ma, esprimendolo in metafora, dal sale nelle nostre teste.



Nato l'8 febbraio del 1944 a Aimores, in Brasile. Dopo aver studiato legge per un anno a Vittoria, in Brasile, completa gli studi in economia e nel 1968 ottiene la laurea. Lavora per il Ministero delle Finanze Brasiliano. Poi studia per prendere il dottorato in scienze agrarie all'Università di Parigi dove vi si trasferirà nel 1973. Nel 1970 esordisce come fotografo. Inizia a lavorare come freelance nell'agenzia Sigma di Parigi (1975-79). Nel 1979 diventa candidato all'Agenzia Magnum poi associato e in fine membro effettivo. Da quel momento seguiranno molti riconoscimenti internazionali, professionali.

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