Mercoledì, 23 Settembre 2015 00:00

Dove troveremo

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“Dove troveremo tutto il pane/Per sfamare tanta gente ?” Questi versi di una famosa canzone scout tornano alla mente pensando allo scandalo della fame e al sistema di governo dell’economia mondiale che destina la maggior parte delle risorse del pianeta ad una minoranza della popolazione. Certo, occorre adottare degli stili di vita e di “consumo”  compatibili con criteri di giustizia internazionale, ma concretamente “dove troveremo tutto il pane” per cancellare lo scandalo che affligge i poveri del mondo ? Si tratta di 3000 milioni di persone, sparse in Asia, Africa, Sud America, quel nuovo “terzo mondo” che continua ad essere povero, in gran parte poverissimo, afflitto da fame, malattie, mancanza di abitazioni decenti, di elettricità, di gabinetti e fognature e di acqua pulita. Eppure sono gli abitanti di questo terzo mondo che producono le derrate agricole che fanno opulenti le mense del primo mondo; sono loro che scavano i pozzi e le miniere da cui vengono le fonti di energia e i minerali che, trasformati, permettono agli abitanti del primo mondo di avere tutte le comodità, più o meno frivole. E gli abitanti del primo mondo che cosa fanno, oltre ad inviare qualche soldo che finisce, spesso, nelle tasche e negli armamenti delle oligarchie del terzo mondo ?

Per sconfiggere la fame occorrono riforme dei mercati e dell’economia mondiale, ma occorrono anche prodotti agricoli, carne e pesce e acqua e conoscenze tecniche. Ogni persona, in media, per sopravvivere, ha bisogno di alimenti come amidi e grassi capaci di sviluppare nel nostro corpo, ogni giorno, almeno 10 megajoule (circa 2400 chilocalorie, come si chiamavano una volta) di energia, e ha bisogno di circa 50 grammi di proteine, delle quali almeno 20 devono venire o dalla carne e dal pesce o da leguminose, alimenti più ricchi di amminoacidi essenziali per la sopravvivenza, proprio quelli che in genere mancano nella dieta dei poveri.

Se si somma il contenuto di energia e di proteine dei raccolti agricoli alimentari mondiali --- due miliardi all’anno di tonnellate di  cereali, altri due miliardi di tonnellate di leguminose, verdure, alimenti zuccherini, eccetera --- si vede che essi “sarebbero” sufficienti a sfamare tutti gli abitanti della terra, ma un terzo dei terrestri consuma tre quarti dei prodotti alimentari disponibili; molti prodotti agricoli sono impiegati per la zootecnia che fornisce carne e proteine pregiate agli abitanti dei paesi ricchi. I poveri hanno fame perché i raccolti sono scarsi, le terre sono poco fertili, perché devono sottostare a grandi proprietari terrieri che coltivano le piante e il bestiame destinati all’esportazione, perché manca l’acqua. L’acqua a sua volta è scarsa a causa dei mutamenti climatici, provocati dai crescenti consumi merceologici dei paesi ricchi che, con le loro scorie, fanno aumentare la temperatura media terrestre; tali mutamenti planetari fanno a loro volta aumentare la superficie dei deserti e dei suoli aridi, fanno diminuire la portata dei fiumi e il volume dei laghi, fanno abbassare le falde idriche sotterranee. In milioni di villaggi occorre scavare pozzi sempre più profondi, sollevare l’acqua con rudimentali pompe a mano o andarla prendere in pozzi sempre più lontani da cui viene trasportata ai villaggi, soprattutto dalle donne, con fatica e dolore. Eppure delle pompe meccaniche, anche rudimentali, potrebbero sollevare per più giorni l’acqua dai pozzi con l’energia che un’automobile brucia in un’ora, o anche mettendo al lavoro il vento o il Sole al servizio dei poveri.

Grandi quantità di raccolti e di alimenti vanno perduti perché, nel “terzo mondo”, mancano tecniche di conservazione che potrebbero anche essere semplici: essiccatoi solari, silos per evitare l’attacco dei parassiti, tecniche di trasformazione sul posto dei prodotti agricoli, zootecnici e della pesca, molto più semplici di quelle dei grandi stabilimenti industriali e che potrebbero utilizzare esperienze e materiali locali. Oltre a dare qualche soldo in elemosina alle innumerevoli organizzazioni che promettono di aiutare qualche paese o povero del Sud del mondo, sarebbe necessario investire e incoraggiare la ricerca scientifica nel campo delle tecnologie intermedie, appropriate, che utilizzano le conoscenze scientifiche dei paesi ricchi per conservare e trasformare, nei paesi poveri, gli alimenti locali, per depurare le acque, per migliorare le condizioni igieniche, fattori indispensabili per liberare dalla miseria, dalla fame, dalla sete e dalle malattie e epidemie miliardi di persone. Si parla tanto di finanziamenti alla ricerca, ma quante università si dedicano alla ricerca tecnico-scientifica per lo sviluppo umano?

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