Mercoledì, 23 Settembre 2015 00:00

Sempre di più

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Quando ad abitare il mondo, da qui al 2050, si aggiungeranno altri 2,5 miliardi di esseri umani, il mondo non sarà più piccolo rispetto a sempre ma solo più affollato. Considerando la scarsità di molte risorse alimentari, fondamentali al vivere umano, la previsione di calcolo espressa, non può non destare preoccupazione per il futuro. Basterebbe, per questo, dare uno sguardo ad alcune aree depresse del mondo dove: cibo, acqua, sono molto al di sotto della quantità necessaria per il sostentamento di un essere umano, senza considerare che una crescita demografica esagerata, non rapportata alle risorse disponibili, cela sempre esiti imprevedibili spesso drammatici come: disperazione, conflitti sociali, guerra, forzata migrazione. Ancor più quando, a venir meno, è l'incapacità di governi preposti a dare giuste soluzioni politiche alle difficili condizioni socio-economiche delle rispettive nazioni. Il sovraffollamento di essere umani previsto, da qui al 2050, si concentrerà, se pur in % relativa, su aree urbane maggiormente sviluppate mentre il resto stanzierà per condizioni di povertà acquisita  in  quelle più depresse come: l'area sub sahariana. Ciò è quanto sostenuto dal prof. Livi Bacci, docente di demografia a Firenze, il quale individua nel problema dell'incremento demografico determinate cause oggettive. Di fatti, per uno sviluppo sostenibile, si fa sempre più indispensabile il contenimento demografico attraverso un controllo delle nascite non repressivo ma educativo. Anche se, per fenomeno inverso, paesi più sviluppati come l'Europa, con la diminuzione indotta di nascite quale conseguenza negativa di un sistema di vita troppo soddisfatto da un benessere materiale eccessivo e su cui bisognerebbe riflette per condurre con appropriata informazione e formazione, una società sempre più rinunciataria, ad una maggiormente incentivazione alle nascite e meno agli esagerati consumi di beni voluttuari. Mentre la insufficiente produzione alimentare andrebbe incrementata e proporzionata alle necessità delle popolazioni a più elevato tasso di povertà riducendone sempre più lo stato di fame e mortalità per denutrizione persistente.
Allo stesso tempo cercare di eliminare, nel rispetto dell'ambiente, danni incalcolabili a causa della deforestazione, dell'effetto serra, dell'inquinamento da rifiuti urbani e industriali in genere, adottando comportamenti sia individuali sia collettivi che sappiano discernere bene ciò che è giusto fare, consumare.
La problematica sull'aumento della popolazione nel mondo e' cosa complessa e drammatica. E lo sarà tanto più quanto meno si adotteranno politiche mirate al conseguimento di obbiettivi necessari alla salvaguardia dello sviluppo sostenibile.
La questione demografica, ricorda Livi Bacci, ha interessato il dibattito internazionale quando, all’indomani della seconda guerra mondiale, risulto' chiara l’accelerazione della crescita della popolazione mondiale soprattutto nei paesi in via di sviluppo e soggetti, volenti o nolenti, all'integrazione delle comunità migratorie. Un fenomeno che oggi sta avvenendo in modo drammatico quanto pure necessario a compensazione della riduzione delle nascite nell'Occidente avanzato e di quei lavori manuali non più accettati dalla forza lavoro locale per nuovi stile di vita adottati. Mentre nei paesi poveri il tasso di crescita annuo ha superato il 2%, mettendo ancor più a rischio il loro futuro per difficoltà di approvvigionamento di risorse alimentari, scolarità, occupazione giovanile per assenza di attività produttive, industriali. La comunità internazionale, e le relative organizzazioni umanitarie sembrerebbero ben intenzionate ad attuare politiche per una razionale crescita demografica affinché essa non ecceda oltre il limite di sicurezza.
Questo è quanto si era stabilito negli “obbiettivi del millennio”, ufficialmente dichiarati ed enfatizzati nel 2000 dai capi di stato relativi al periodo 2000-2015 e che figuravano come fondamentali alla sopravvivenza di quella gran parte di umanità negata dalle sue stesse condizioni di vita.
Oggi sembrerebbe che su questo la comunità internazionale voglia dare risposte concrete. Anche perché, un incremento di 2,5 miliardi di persone, sconvolgerà ancor più il già precario equilibrio ecologico, naturalistico.
Lo sviluppo sostenibile non necessita solo di parole d'ordine se non suffragate da azioni pratiche che intervengano per un cambiamento radicale da qui ai prossimi decenni.
Anche le soluzioni tracciate dalla ricerca scientifica, se applicate in modo congiunto con la buona politica di governi responsabili, sarebbero di notevole aiuto alla conservazione della specie. Ma potrebbe anche accadere, fatto deprecabile, che giusti propositi tanto declamati continuino ad incagliarsi nelle sabbie della burocrazia, della ciarlataneria politica, o nell'interesse di quei particolari soggetti "umani" che travalicando il valore etico riducono tutto ad un fine speculativo dannoso per l'umanità. O nel rimanere fermi, ai solo calcoli statistici, economici, nell'attesa di una soluzione provvidenziale e ritrovarsi, invece, punto e a capo del problema. La sostenibilità per una crescita demografica razionale richiede un impegno non da poco e il positivo risultato dipenderà anche dal grado di consapevolezza collettiva raggiunta e dalla volontà di ognuno nell'interesse di tutti.

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