Lunedì, 30 Maggio 2011 02:00

Una scelta difficile

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si o noMai essere sicuri di ciò di cui si è più sicuri. Se prestassimo maggiore atten­zione ai fenomeni “inattesi”, forse potremmo prevenire certe catastrofi, siano esse naturali oppure indotte dalle nostre attività.
Ancora e poi ancora la Terra farà sentire la sua terribile energia, meno terrificante tuttavia di quella dell’uomo. Basterebbe sommare le vite umane sacrificate nei conflitti bellici del secolo scorso. Non c’è cifra che tenga il confronto. Per questo il filosofo greco Sofocle disse che la natura possiede forze tremende, ma nulla è più tremendo dell’uomo, consapevole della tragedia rappresen­tata dalla conflittualità umana  per sofferenze e vittime. L’uomo si fa causa del suo male, pur avendo facoltà intellettive in grado di risolvere al meglio i problemi della sua esistenza. Tanto per fare un esempio, egli punta ad elevare i consumi fino alla opulenza superflua, ma così esaurisce risorse fondamentali prima del tempo, incurante delle generazioni future.Da un pezzo ci siamo accorti che così non si può andare avanti, poiché i costi sono maggiori dei benefici, ma allo stesso tempo contestiamo scelte come l’utilizzazione del nucleare per produrre energia, scelta di alta resa e contemporaneamente di alto rischio.

Di qui il dibattito acceso tra nuclearisti ed antinuclearisti. Qualcuno tifa per l’uso delle ener­gie alternative, che tuttavia non sembrerebbero adeguate ai tempi delle nostre attività sempre più  intense, accelerate e scellerate. A meno che non si vogliano  cambiare sistema e modi di vita che possono migliorare, se saranno migliori i parame­tri non solo quantitativitout-court, ma anche qualitativi. Ma non credo che lo si voglia fare, dal momento che l’egoismo patologico, l’avidità materiale sono più forti di qualsiasi scelta diversa e salutare.
Se inquiniamo aria e acqua, accumuliamo rifiuti, produciamo scorie radioattive, vuol dire che stiamo sbagliando. Agli irresponsabili questo non interessa, poiché guardano solo al tempo della loro esistenza, alla possibilità di godersi tutti i beni possibili, trascurando le necessità vitali delle generazioni future. Se così stanno i fatti dobbia­mo sapere che, qualora rimanessimo consumatori come oggi - e ancora di più domani - visto l’au­mento demografico e lo sviluppo delle società emergenti, rimane solo il nucleare come soluzione più adatta a colmare, allo stato attuale, la doman­da totale di energia.
Di questo dobbiamo essere coscienti anche se gravi incidenti come quello di Fukushima, a dispetto di ogni sicurezza e di calcoli “perfetti”, preoccupano scienziati, tecnici ed opinione pub­blica. Nessuno credeva che ciò sarebbe accaduto.Questo ha portato molti a ricredersi  sull’uso delle centrali atomiche. Tutti ci domandiamo: il pro­gresso esige davvero la loro costruzione? Pare che la nostra dipendenza dal nucleare sia, allo stato attuale, sempre più obbligata. Inconscia­mente ci spaventa di più, infatti, la rinuncia ad un sistema e ad un tipo di vita cui siamo abituati, che l’uso del nucleare. Tanto è vero che nel mondo esistono ancora 422 centrali atomiche funzionanti, concentrate in particolare negli U.S.A. e in Europa. La Francia ne ha 59 ( 75,8% dell’energia prodotta ), la Russia 31, la Germania 17, la Finlandia 10. Il nucleare sarà dunque lo scaldino del nostro futuro? 
La scelta nucleare non deriva tanto da parametri scientifico-tecnologici oggettivi, quanto – ci pare – dalla nostra dipendenza coatta dal modello vigente di produzione e di organizzazione sociale. Se accettiamo e continueremo ad accettare questo modello, dobbiamo pure sapere che, qualora adottassimo soluzione diverse dal nucleare, saremmo obbligati a rivoluzionare il sistema produttivo e sociale, in modo da ridurre un livello insostenibile di domanda energetica con conse­guente riduzione dei consumi individuali. Questo non significa ritardare lo sviluppo, ma semplice­mente eliminare il superfluo, l’inutile. Non si tratta di riportare indietro le lancette del tempo, ma di progredire in maniera diversa, di riqualificare il progresso. 
Pensare di più, ragionare di più significa salvare la Terra e i suoi abitanti da probabili, “inattesi” disastri. Ricordiamoci che il mondo continuerà ad esistere anche senza di noi, ma noi non possiamo sopravvivere senza le sue risorse. Insomma, il dilemma nucleare si, nucleare no va visto nel quadro complessivo del modello di sviluppo economico e sociale che intendiamo proporre per il futuro.
Renato Baruffi
P.S. La scelta della Germania, con il voto del parlamento per la chiusura delle sue centrali entro il 2022, non muta sostanzialmente i termini del problema.

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