Mercoledì, 23 Dicembre 2015 16:53

Nessuna profezia

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Tra quindici anni, poco più, poco meno, ci sarà una terza guerra mondiale.
Questo è quanto viene sostenuto dagli esperti di studi strategici militari americani e dal prof. Luigi Bonanante docente di -scienze strategiche- presso l'Università degli Studi di Torino.
Sembrerebbe una malefica profezia ma, dagli accadimenti bellici in corso nelle aree mediorientali, con l'azione diretta di più nazioni contro quell'islam anti occidentale, risulta essere già un fatto più che certo. Se a questa grave situazione internazionale aggiungessimo le diverse azioni e rivendicazioni di piccole guerre e guerriglie sparse in altri continenti, con attentati terroristici in nome di Allah, o contro l'oppressione di governi illegittimi, antidemocratici evinceremmo, chiaramente, che tutto ciò non è per nulla a favore della distensione e ancor meno della pace. In fatti abbiamo un mondo in pericoloso subbuglio.
Dalla seconda guerra mondiale ad oggi, dopo un primo periodo di benessere e sviluppo sociale, economico, nell'Europa occidentale, dovuto alla ricostruzione, alla ripresa industriale, a nuove politiche democratiche forti di nuove costituzioni, sembro' che il mondo si fosse avviato verso un futuro radioso. Ma le contraddizioni di questo sviluppo si mostrarono con più evidenza negli anni successivi in diverse nazioni: scioperi nelle industrie, proteste di piazza, rivendicazioni salariali, diritto alla casa, contestazioni studentesche, occupazioni di università, licei, libertà di espressione, scontri violenti per opposta appartenenza politica mentre, quella ufficiale era diretta da uomini poco propensi a mollare il potere e attenti a salvaguardare il proprio privilegio, abusando di tutto ciò che ad essi e al proprio partito tornasse utile, più che dare soluzioni necessarie per un costante benessere collettivo. Di conseguenza: disparità sociali, ingiuste sperequazioni, relativo benessere, in sintesi: contraddizioni in seno alla vita sociale ed economica.
Potremmo benissimo sostenere che essi furono i prodromi di quella crisi divenuta poi ricorrente nell'economia occidentale e per la quale, da qualche decennio, ne subiamo le conseguenze con l'enorme difficoltà di governi, economisti a dare giusta soluzione.
Una tra queste e' sembrata la globalizzazione. Salutata come un nuovo "Eldorado" del mercatismo tout court, e come il toccasana ai mali della vecchia economia novecentesca. Invece no, è accaduto l'inaspettato: la libera concorrenza senza confini, gli alti costi di produzione, dei salari nei paesi sviluppati e per inverso quelli dei paesi in via di sviluppo come la Cina, l'India, con la loro imponente forza lavoro per numero di unità a basso costo, compresa, se pur in numero minore anche quella dell'Est. Europa.
L'effetto di queste cause e' che si sono destabilizzati i mercati occidentali, messo in crisi e portate al fallimento molte aziende, creato disoccupazione e, di conseguenza, un potere d'acquisto non più sufficiente al valore di scambio per gran parte della classe medio-bassa. ( Ciò ad eccezione della Germania con un maggiore PIL in bilancio e un ottimo export ). Inoltre sono stati erogati per quei paesi ad economia debole, finanziamenti di salvataggio della Bce e dell'Fmi. ma sempre con un aggravamento del loro debito pubblico.
Ma perché la guerra?
Negli anni 70 del secolo scorso ci dissero che, da lì a 10 anni, il petrolio sarebbe finito. Fummo costretti, per molte domeniche, a muoverci con soli mezzi pubblici per risparmiare consumi di carburante: una vera menzogna dei governanti di allora.
Sono passati più di 40 anni e il petrolio per ora non è ancora finito, ma finirà.
L'economia, l'industria, i consumi in generale, la circolazione delle merci, l'incremento, più o meno, del PIL, oggi, rispetto ai primordi dell'industrializzazione, si reggono e si sviluppano grazie al maggiore uso dell'energia petrolifera. Per cui gli Stati con più produzione industriale, tecnologicamente avanzati, per far fronte alle proprie esigenze per sempre maggiore progresso, sviluppo sociale e incremento demografico, hanno bisogno di molta energia e il petrolio rimane ancora la fonte più indispensabile.
La necessità del suo approvvigionamento e la sempre meno disponibilità per esaurimento, pone un problema e cioè: spinge alcune potenze occidentali, fuori dai propri confini, in aree soprattutto mediorientali ancora ricche di giacimenti, applicando strategie diplomatiche con particolari accordi o diversamente da queste, se necessario, inventando un pretesto con il quale agire, imponendo il loro forzato dominio con le armi a salvaguardia del proprio interesse economico e benessere materiale.
Con un minimo di analisi, degli accadimenti internazionali in corso, si arriva a dedurre le vere ragioni che muovono alla guerra queste nazioni, rispetto alle false cause che raccontano i media su dettame dei governi.
Non esiste una guerra per la pace, ma una guerra per la guerra, per il possesso, il dominio. La pace e' solo la risultante di una sconfitta e mai di una condizione decisa a priori tra i contendenti.
Comunque, non è col perseguire l’obbiettivo bellico che le nazioni dell'Occidente, se pur obbligati dagli accordi di alleanze internazionali a difesa reciproca, sotto l'egida NATO, risolverebbero la crisi del capitalismo; perché di questa si tratta. E non penso che ci sia piena volontà dei popoli nell'accettare l'irrazionale scelta per difendere ciò che interessa ai soli capitalisti o ricchi ed egoisti consimili.
Ma se c'è qualcuno, degli Stati dell'alleanza, che decide di agire arbitrariamente, con errori ed orrori, coinvolgendo gli altri mettendo a rischio la vita di migliaia di esseri umani il coraggio non sta nel seguirlo ma nell'opporsi alla sua decisione.
Dalla prima guerra del Golfo ad oggi a che punto ci troviamo? La guerra in corso a quale fine? Quello di esportare la Democrazia imponendo la pace come i media ubbidienti al potere raccontano? Con quale superiore diritto si decide ciò? Chi lo decide? È questo che si vuole veramente? Qual'e' il risultato fino ad oggi raggiunto?. Sono stati distrutti luoghi, annientate comunità, uccisi migliaia e miglia di uomini, donne, bambini, gente inerme e ancora non se ne vede fine. Si sbraita a gran voce: c'è un nemico che sta minacciando i nostri confini, che vuole annientarci. A questo risponderei con una parafrasi: “ Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.
La guerra non è mai giusta, è solo l’ultima razio dopo la soluzione diplomatica e politica di alto livello. Ma si sappia che la guerra e' sempre una tragedia umana.
Ora stando alle opinioni, o ai calcoli di chi si dedica alla previsione cronologica della guerra, la domanda è: stiamo veramente approssimandoci ad una terza guerra mondiale?
Ma se così fosse, credo che per l’ennesima volta, si stia prendendo la scala sbagliata scendendo sempre più verso la porta dell’inferno e quando l'avremo varcata bruceremo tutti.
Possiamo ancora risalire verso l’uscita? Dipende più da quanto la società civile, consapevole e responsabile, saprà opporsi fortemente alle scelte scellerate di governi, parlamenti, per scongiurare un'ennesima catastrofe bellica, senza considerare un rischio ancor più terrificante: l’uso dell'arma atomica tanto temuta. A quel punto non ce ne sarà più per nessuno.
Difronte a quanto detto possiamo concludere che: nessuna profezia regge al confronto con la realtà vera, all'accadimento certo per cause certe. Se nulla varierà il corso dei nefasti eventi, la Terza Guerra Mondiale sarà maledettamente più certa che profetica.

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