Martedì, 14 Giugno 2016 15:26

Il giorno di Darwin

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Da molti anni nel mondo, e dal 2003 anche in Italia, il 12 febbraio viene celebrato il “giorno di Darwin”, ricordando la data di nascita del grande naturalista. La vita e i contributi di Charles Darwin (1809-1882) meritano bene di essere conosciuti nei loro aspetti sia avventurosi sia rivoluzionari. Appassionato di biologia fin da ragazzo, dopo gli studi universitari, Darwin ebbe la fortuna di essere assunto, nel 1831, a ventidue anni, come assistente del capitano della nave ”Beagle” che il ministero della marina britannico aveva predisposto per un viaggio di esplorazione intorno al mondo per conoscere risorse naturali vegetali, animali e minerali, e popolazioni importanti per i futuri commerci del paese. Nel lungo viaggio, terminato nel 1836, Darwin ebbe modo di osservare i caratteri di specie vegetali e animali, molte fino allora sconosciute, come si presentavano in zone delle Terra anche molto lontane.

Negli anni successivi Darwin pubblicò numerosi resoconti delle osservazioni fatte durante il viaggio, ma soprattutto si dedicò ad elaborare una visione sistematica di come si manifesta la vita. Ad esempio osservò che animali della stessa specie, in paesi lontani, pur derivando evidentemente da qualche antenato comune, avevano assunto caratteri differenti a seconda dell’ambiente in cui avevano vissuto; nel caso dei vegetali a seconda del terreno in cui erano cresciuti; nel caso degli animali a seconda del cibo di cui si erano nutriti. Anche il numero degli individui di una specie dipendeva dall’ambente e dalla disponibilità di cibo.

E questo valeva anche per gli esseri umani che si presentano, nei diversi paesi con caratteri così diversi, alcuni ancora vicini a quelli di altri primati, da far pensare che anche l’”uomo” derivi da antenati comuni e si sia evoluto grazie a condizioni ambientali favorevoli. Il libro “Sull’origine delle specie”, che Darwin pubblicò nel 1859, scatenò violente polemiche; la sola idea che l’uomo potesse “discendere dalle scimmie”, non solo offendeva le classi benpensanti dei paesi “civili”, ma metteva in discussione la narrazione della “creazione” dell’uomo contenuta nella Bibbia. Ci sarebbe voluto più di un secolo perché le chiese cristiane riconoscessero che, per un credente, Dio nella sua saggezza ha predisposto le cose della vita proprio come appaiono intorno a noi; eppure in molti paesi, anche in certe zone degli Stati Uniti, ci sono gruppi reazionari che vietano l’insegnamento della teoria darwiniana dell’evoluzione.

Ma l’altro aspetto rivoluzionario sta nel fatto che Darwin riconobbe l’influenza che ha sulla vita l’”ambiente”, si, proprio quello che da il nome all’“ambientalismo”, e anche a questa rubrica, quell’ambiente che viene violato da tante nostre azioni e che deve essere difeso perché da esso dipende la sopravvivenza della nostra e delle altre specie, in altre parola “la vita”. Da questo punto di vista Darwin è il vero padre dell’ecologia, una parola che fu usata per la prima volta dal biologo tedesco Ernst Haeckel (1834-1919), il primo grande divulgatore del pensiero di Darwin, autore di numerose opere “popolari” di biologia che ebbero un enorme successo e furono tradotte in molte lingue. Nella sua “Morfologia generale degli organismi” del 1866 Haeckel scrisse: “col nome di ecologia intendiamo la scienza che descrive le relazioni fra gli organismi e l’ambiente circostante”, e due anni dopo, in un altro libro precisò che l’”ecologia è l’economia della natura”.

Oggi frasi come queste si trovano anche nei libri delle scuole elementari, ma si sono fatte strada lentamente grazie ad un gran numero di ricerche sulle leggi che governano il comportamento e la crescita dei viventi. Fu così chiarito che la vita è resa possibile da scambi “economici” sia di cibo, sia di elementi e molecole inorganiche. I vegetali crescono “comprando” (naturalmente senza pagare niente) l’anidride carbonica e l’acqua dall’atmosfera, i sali nutritivi dal terreno e l’energia solare, e “vendono” l’ossigeno all’aria senza averne alcun compenso, benché lo stesso ossigeno sia indispensabile e usato (senza pagare niente) dagli animali per trasformare il cibo ricavato da vegetali e da altri animali. E gli animali “vendono” (senza alcun guadagno) all’aria anidride carbonica, e al suolo escrementi che diventano fonte di alimenti per altri organismi decompositori che li trasformano in molecole utili per i vegetali.

Alcuni animali si nutrono di altri, le loro prede, non per malvagità, ma perché necessari per la continuazione delle vita; alcuni organismi convivono con altri, in simbiosi, cedendo (gratis) una parte delle proprie molecole e acquistando sostanze nutritive per la proprio vita. Una meravigliosa catena di rapporti “economici” ispirati soltanto alla sopravvivenza della vita, difficile, anche, una “lotta per l’esistenza” quando l’ambiente è ostile e il cibo insufficiente in cui alcuni sopravvivono e altri soccombono.

La constatazione, esposta da Darwin, che sopravvivono i “più adatti”, piacque alla borghesia capitalistica che si considerava la più forte e la più adatta al successo, legittimata quindi nel proprio modo violento di fare affari. Ben altra, invece, è la visione di Darwin, di un mondo in cui i più adatti sono i rapporti biologici ispirati alla collaborazione, alla solidarietà e all’amore per la vita. Grazie Darwin.

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