Venerdì, 29 Aprile 2011 02:00

L'Italia s'è persa

- di

garibaldiA 150 anni dall’unità d’Italia il presente del nostro sistema demo­cratico si sta sfaldando nelle strut­ture portanti dei suoi fondamentali principi costituzionali. Si tenta di tenerlo in piedi  intervenendo con la collosa bava della retorica delle istituzioni. Ma così non si può mantenere la solidità del paese, che collasserà a breve.
Il nostro, si dice, è un grande pae­se, che conquistò l’unità nazionale attraverso la lotta di liberazionedagli occupanti, Papa compreso. Dopo il 1861, anno memorabile, noi posteri  non abbiamo saputo comprendere l’intrinseco valore di quei patrioti, affinché l’unità d’Italia non venisse mai minata da tentativi separatisti, né tanto meno spezzata da nuovi invasori, ma tenuta ben salda territorial­mente e anche socialmente senza ingiustizie. Il risultato della vittoria contro fran­cesi e austriaci con le campagne di guerra del 1848-49 fu il primo passo importante, frutto di azioni cruente e coraggiose. Tanti volontari convinti sacrificarono la loro vita per un’ideale di libertà e riscatto dal dominio dello straniero, che voleva imporre i propri interessi in una terra non sua. Oggi, nella illustre ricorrenza, rendiamo onore a tutti quei combattenti e in primo luogo a Giuseppe Garibal­di. Ma questo omaggio sa più di retorica che di vero sentimento. C’è il tentativo, da parte delle istituzioni, di glorificare il paese sulla base di nobili riferimenti storici, come se questi bastassero a redimere colpe e guasti sociali, politici ed economici. Guasti tanto gravi che, se quei patrioti doves­sero oggi rinascere, a noi discen­denti meschini ci sparerebbero a vista come nemici usurpatori e impostori, cosi come fecero con le truppe straniere e i vili collaborazionisti.

italiaQuesta considerazione bizzarra, a chi ha senso dello stato e della giustizia, viene spontanea nel guardare le teste marmoree dei protagonisti del Risorgimento esposte al Gianicolo, a Roma, che fu postazione strategica nella battaglia contro i francesi. Gli intenti democratici e repubblicani di cacciare l’invasore unirono tutti loro, pur se non mancarono i contrasti e le posizioni politiche e strategiche diverse, comunque sempre superati grazie al fine comune di tutte le parti in campo. Affermare e applicare un idea è difficile quanto pensarla, ma questo rientra in quel processo dialettico a cui l’uomo politico si sottopone per dare ragione del proprio pensiero e dal quale scaturiscono le linee di azione nella sfera della e nella realtà in cui si opera. Il processo evolutivo di crescita del nostro paese, dall’unità d'Italia ad oggi, ha prodotto vicende poco degne, altre inquietanti e altre ancora esaltanti. Abbiamo registrato momenti diversi, difficili, fatti di contrasti sociali e politici, il coinvolgimento in conflitti mondiali folli per tutto quello che ne è scaturito con orribili costi umani e materiali. Abbiamo vissuto l’oscuro ventennio fascista e poi il dopoguerra con migliori prospettive per il futuro: ricostruzione, crescita economica, benessere per le classi meno abbienti. Sono arrivati i nuovi beni industriali di consumo, l’alfabetizzazione, grazie anche ai moderni mezzi di comunicazione come la televisione, l’occupa­zione nell’industria manifatturiera, nel terziario, nei trasporti, posti di lavoro per uomini e donne provenienti dalle aree depresse soprattutto del meridione. In questa corsa allo sviluppo si sono cimentati governi e forze politiche, facilitati più dalle condizioni oggettive di un processo evoluti­vo di quella fase, che dalla loro determinatezza e capacità, interessati più al potere politico nella sfida con l’ avversario di turno, all’affermazione delle proprie posizioni di parte in un quadro comunque di progresso dell’identità nazionale, della democrazia, dell’economica e della cultura. Questo è avvenuto tuttavia per un breve periodo, fino alla metà degli anni settanta. Oggi le cose stanno in modo diverso e preoccupante. Di fronte ad una non più sorridente realtà che si tenta abilmente di camuffare, si rimane indolenti di fronte all’amara evidenza dei fatti, senza risposte liberatorie attraverso uno scatto di coscienza e di orgoglio che ci induca a denunciare l’inettitudine dei molti politici assurti a missioni amministrative senza esserne all’altezza, o addirittura in totale malafede. Lo stato può attendere. Siamo all’inco­scienza e alla gravità di una condotta opposta a quella che serve al popolo.
ultima c Onore e scusa a tutti quei patrioti, uomini di valore, che sacrificarono la loro vita con abnegazione alla nobile causa dell’unità d’Italia e di un suo radioso futuro. Essi si batterono per una Italia diversa da quella che abbiamo realizzato. Guardarono lontano, convinti di fare una cosa giusta e tanti pagarono con la vita. Pensarono al futuro contro il bieco passato del potere autoritario di re, imperatori e papi. Allo stesso modo fecero i combattenti per la libertà e la sconfitta del nazifascismo. Chi ha a cuore la nobiltà di questi valori non può rimanere indifferente di fronte all’incoscienza e alla cattiva coscienza. Per onorare un passato glorioso bisogna avere dignità e onestà rispetto al proprio presente. Qual è oggi il suo valore?. Le parole servono oggi a mascherare le azioni disoneste , la verità a svelare l’inganno. La nostra realtà è un girone al rovescio: man mano che si sale dal 1861 si arriva a un presente che ha poco a vedere con lo spirito risorgimentale. Mi duole parlare di questa Italia di oggi visto come stanno le cose. Vorrei un’altra Italia veramente unita e sicura per l’avvenire delle nuove generazioni. Per ora, maledettamente, non è così.
È indispensabile un nuovo Risorgimento che ab­bia origine dalla volontà di ognuno nell’interesse di tutti. Potessimo avere un nuovo Garibaldi , e mai un nuovo “duce”, per rinvigorire l’unità e il prestigio del nostro paese, liberandolo finalmente da tanti debosciati egoisti senza amor proprio e amor patrio, senza rispetto di nessuno e delle norme del vivere sociale. Quanto all’Eroe dei due mondi, mi permetto di ricordare, visto che siamo coinvolti nella guerra contro la Libia, che egli un giorno disse in tutta sincerità: sono sempre pronto a dare la mia vita per la libertà dell’Italia, ma se essa dovesse violare un giorno l’indipendenza di un altro stato mi batterò con tutte le forze per difendere la libertà di questo stato, anche contro il mio amato paese.  
Un Italia risorta è certamente nelle nostre speranze, ma la speranza può essere al massimo certezza in divenire. Noi abbiamo bisogno di certezze in essere. Questo è il problema. Viva Garibaldi e il Risorgimento!. Ci siano d’insegna­mento!

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