Martedì, 09 Dicembre 2014 00:00

Elogio della lentezza

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Se nel mito di Zenone: "Achille e la tartaruga" la lentezza avesse rappresentato, per la tartaruga, una difficoltà, essa non avrebbe mai sfidato Achille. Eppure lo ha fatto nella convinzione da non poter essere battuta in velocità.
Paradosso a parte, la lentezza, non patologica ma razionale, rappresenta una buona soluzione per valutare e apprezzare meglio il giusto agire.
Io non ho mai misurato il tempo della mia lentezza, ma so bene cosa rappresenti, in generale, la velocità nella nostra epoca attuale: sfasamento dei ritmi biologici, stress, cattivo umore e complicazioni varie. Tutti corriamo sempre più frettolosamente per arrivare ad ottenere ciò che ci interessa. Oggi sempre di più, la tecnologia, ci mette del suo. Essa ci sfida, ci impone la sua velocità come se fossimo degli esseri artificiali programmati da un microchip. Ma siamo esseri umani! Quanto più veloci si fanno le macchine tanto più assurdamente ne subiamo il fascino senza dominarle, ma venendone dominati. I nostri meccanismi cerebrali non si rapportano bene alla velocità delle nuove tecnologie come, esempio, i rivoluzionari sistemi di comunicazione o tutto ciò che va sempre più in una accelerazione progressiva senza, appunto, tenere conto del nostro limite naturale. Sicuramente il saggio di Lamberto Maffei "Elogio della Lentezza", ci può aiutare a capire che si' più veloci si arriva prima, ma allo stesso tempo, detto metaforicamente, lasciamo che un bel panorama ci sfugga alla vista, sacrificando il piacere del suo contenuto emozionale. Dobbiamo riprenderci ciò che la fretta ci preclude: la normalità di una normale lentezza. E poi, la lentezza, allunga la vita.

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