Lunedì, 08 Dicembre 2014 17:03

Perché no?!

Chiunque assurga, alle alte cariche di capo dello Stato o di Governo, dovrebbe parlare alla propria Nazione come fece Pericle col suo discorso agli ateniesi. Non servirebbe dire di più o di meglio. Essi, in tal modo, rappresentando come massime cariche istituzionali, la Costituzione democratica, non farebbero altro che suggellare il loro valore di eletti. Ma forse potrebbe essere troppo vincolante, rischioso per la loro credibilità pubblica e allora si recita una formalità di rito meno impegnativa. Di quelle che non debbono colpire troppo al cuore, suggestionare lo spirito democratico e non essere così ricordata. Questa qualità, di condizione e convincimento manca ai loro discorsi.

Tucidite, Storie, II, 34-36

Discorso di Pericle agli ateniesi

4 (37) Noi abbiamo una forma di governo che non guarda con invidia le costituzioni dei vicini, e non solo non imitiamo altri, ma anzi siamo noi stessi di esempio a qualcuno. Quanto al nome, essa è chiamata democrazia, poichè è amministrata non già per il bene di poche persone, bensì di una cerchia più vasta: di fronte alle leggi, però, tutti, nelle private controversie, godono di uguale trattamento; e secondo la considerazione di cui uno gode, poichè in qualche campo si distingue, non tanto per il suo partito, quanto per il suo merito, viene preferito nelle cariche pubbliche; nè, d’ altra parte, la povertà, se uno è in grado di fare qualche cosa di utile alla città, gli è di impedimento per l'oscura sua posizione sociale.

6) Noi che serenamente trattiamo i nostri affari privati, quando si tratta degli interessi pubblici abbiamo un’incredibile paura di scendere nell’illegalità: siamo obbedienti a quanti si succedono al governo, ossequienti alle leggi e tra esse in modo speciale a quelle che sono a tutela di chi subisce ingiustizia e a quelle che, pur non trovandosi scritte in alcuna tavola, portano per universale consenso il disonore a chi non le rispetta.

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