Prof. Enrico Alleva

Prof. Enrico Alleva

Domenica, 15 Giugno 2014 00:00

Cambiamenti climatici nel Mediterraneo

E’ nata in Adriatico una nuova specie di meduse meduse finora sconosciute.

Gli effetti tossici sui pesci e sulla catena alimentare umana e le conseguenze sulla biodiversità delle specie marine tra le quali i pesci diventano sempre meno e le popolazioni di meduse stanno crescendo sempre più numerose, sono due degli effetti del cambiamento climatico del nostro mare di cui si è discusso all’Accademia dei Lincei in occasione del convegno sulla “Gestione sostenibile del Mare Mediterraneo”.

“Il cambiamento climatico mette a rischio la biodiversità e causa perduranti effetti nocivi, attraverso la catena trofica acquatica marina, anche sulla specie umana”, ha detto il prof. Enrico Alleva, Accademico dei Lincei, aggiungendo che “questo colpisce in particolare i soggetti più vulnerabili quali i bambini, gli individui anziani e i portatori di patologie per esempio a carattere neuro-immunitario o nutrizionale. La causa principale è l’evaporazione dovuta al surriscaldamento globale, che sta facendo aumentare in mare la concentrazione di sostanze tossiche che sono assorbite dai pesci e da questi all’uomo nella catena alimentare”.

“Per quanto riguarda le due specie ittiche eduli più frequentemente allevate in acquacoltura, la spigola (Dicentrarchus labrax) e l’orata (Sparus aurata) – ha aggiunto il Prof. Alleva – da alcuni anni conduciamo ricerche, in collaborazione con il dipartimento di biologia e biotecnologia ‘Carlo Darwin’ dell’Università ‘Sapienza’ di Roma, l’Istituto di Tecnologia della Cognizione del CNR e l’Università Cà Foscari di Venezia, sugli effetti della variazione di temperatura (fino a un massimo di 34° C) al fine di simulare in acquario condizioni di riscaldamento globale. Dai risultati ottenuti si evidenzia che le sostanze tossiche assorbite hanno effetti neurologici sui pesci tali che questi perdono parte della capacità di difendersi dagli uccelli predatori come i cormorani e perdono anche la capacità di catturare le prede marine più veloci di cui si alimentano. La conseguenza è che i pesci si rivolgono per l’alimentazione a specie animali meno mobili come ad esempio vermi, che vivono sul fondale spesso fangoso dove più alta è la concentrazione degli elementi tossici. Ne sono risultate – aggiunge il Prof. Alleva – alterazioni comportamentali potenzialmente in grado di influire sulla crescita ponderale, il rilascio di ormoni dello stress, cambiamenti selettivi in parametri neurochimici del sistema nervoso centrale, soprattutto l’aumentata biomagnificazione nell’assorbimento di neurotossici; questo ultimo effetto potrebbe nocivamente colpire il sistema nervoso centrale umano nel caso di immissione di tali soggetti ittici nella catena trofica alimentare complessiva”.

 

Per quanto riguarda la perdita di biodiversità del Mediterraneo il prof. Ferdinando Boero dell’Università del Salento, ha sintetizzato la situazione dicendo “stiamo passando da un mare pieno di pesci ad un mare pieno di meduse, questo accade in tutti i mari e negli oceani, stiamo decimando le specie di pesci, e le meduse occupano lo spazio biologico lasciato libero. Finora molte specie di meduse sono arrivate nel nostro mare trasportare dalle navi, oggi per la prima volta abbiamo scoperto in Adriatico una nuova medusa finora sconosciuta che sta sviluppando una nuova popolazione”. La nuova medusa, che appartiene alla genere Pelagia, sarà dedicata al famoso biologo marino croato Adam Benovic recentemente scomparso. “Le meduse – conclude il Prof. Boero – ci stanno dicendo che abbiamo sfruttato troppo il mare”. Nel corso del convegno sono stati trattati tutti i principali aspetti riguardanti la gestione del Mare Mediterraneo, dai trasporti alla pesca, alle ricerche scientifiche, all’inquinamento, agli aspetti geopolitici e demografici.